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Intervista a Chucho Valdes (21/8/07)
di

Rafael Lam
Per gentile concessione di Cubarte
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Chucho ValdesVaradero Jam Session
dal 5 al 9 settembre 2007 
Chucho Valdes è il Presidente del Comitato Organizzatore del "Varadero Jam Session" che si  celebra dal 5 al 9  Settembre 2007.
E' un vero prestigio per questo evento jazzistico, dato che si tratta di uno dei cinque pianisti fra i primi posti nel ranking mondiale. Prima della sua tournée in Europa con suo padre Bebo, nella conferenza stampa del Varadero Jam Session, ho conversato ancora una volta con Chucho, e abbiamo parlato dei suoi primi passi nel mondo del Jazz.

Chucho, che cosa si aspetta il Comitato Organizzatore da questo evento Varadero Jam Session?

C'è molto interesse nel mondo per il Jazz cubano, che è un'alternativa, con un appoggio ritmico che non ha nessun altro paese nel mondo.
Il Jazz cubano ha "tumbao", come dice una canzone. Non ci dimentichiamo che il Latin Jazz lo creano nel 1940, i cubani di New York: Frank Grillo (Machito y sus Afrocubans), con l'appoggio diretto di Mario Bauzá, più la potenza di Chano Pozo nel 1947. Questo è un avvenimento che adesso compie 67 anni, così come il brano "Manteca" di Chano e Gillespie. Inoltre i concerti del Palladium di New York furono animati con questa musica di origine cubana, quindi la gente viene cercando questa continuità intrapresa dal gruppo Irakere e da distinti musicisti usciti da questo gruppo che io ho fondato nel 1973.

Chucho, come è arrivato il Jazz a te?

Dovrei ripercorrere tutta la mia prima gioventù: esattamente a nove anni, mio padre era pianista dell'orchestra del Tropicana, all'inizio degli anni '50, le domeniche pomeriggio al cabaret si formavano le jam session o *descargas* di Jazz, le organizzava il batterista di bebop Guillermo Barreto con l'appoggio di Alberto Ardura, che era entusiasta del Jazz e coproprietario del cabaret. L'ingresso era libero e non si vendevano bibite. Lì hanno suonato i grandi di Cuba e dell'estero. Leonardo Acosta descrive molto bene quell'ambiente del Jazz di quegli anni. 

Che si suonava al Tropicana?

Si suonava di tutto, dalla "Rapsody in Blue" ai classici europei o del Jazz, per questo mio padre aveva il motto che "il miglior musicista non è quello che più suona, se no quello che suona bene ed è il più completo".

Come è stato il tuo debutto a nove anni al Tropicana?

Un giorno mi misero a improvvisare con un bambino prodigio che portarono dagli Usa. Suonai un Danzon, Mozart e finii con un Blues, improvvisando Jazz e finimmo perfino con un Voogie-Boogie. Io arrivai a sostituire mio padre in molti shows di Tropicana.

Dopo quella tappa degli anni '50, che succede nel 1960?

In quella seconda tappa, comincio ad ascoltare il "Quinteto Cubano de Jazz" di Frank Emilio, e già nel 1961, quando mi stacco da mio padre, arrivo all'hotel Riviera, al bar L'Elegant, appoggiato da Rolando Estrella, a cui devo molto. Allora mi manda a cercare il messicano Alfonso Arau per l'orchestra del Teatro Musical dell'Avana, era il mio primo salto nella musica. Lì ebbi contatti con Leo Brower, Federico Smith, Bobby Carcasses e molti altri. Io fui uno dei continuatori, già nel 1963 e nel 1964 feci il mio primo disco, però ancora non ero maturo.

Nel 1967 arriva la grande opportunità dell'Orquesta Cubana de Musica Moderna, che adesso compie 40 anni.

Lì è il contratto con il direttore Armando Romeu, e i musicisti che dopo avrebbero formato Irakere. La OCMM comincia a rompere i pregiudizi che esistevano sul Jazz. L'orchestra era un *todos estrellas*, il meglio di quei tempi. Fu un successo musicale, il primo in quel cammino. D'altro lato era molto popolare il Mozambique, il Pa' cá, il Dengue, Los Zafiros e Los Meme.

Prima di arrivare a Irakere, ricordo che c'è un'esperienza che tu hai con un gruppo di Jazz che suonò in un Festival in Polonia.

Creammo un quintetto, parallelo alla OCMM, eravamo Paquito D'Rivera, Carlos Emilio Morales, Enrique Plá, Orlando Lopez (Cachaito) e io. Facemmo un primo concerto di Jazz e di musica dei Beatles, eravamo molto giovani, ognuno circa vent'anni.

Come fu l'esperienza con quel gruppo in Polonia?

M'incontrai con uno dei miei idoli più cari, Dave Brubeck. Suonammo alla Sala dei Congressi a Varsavia. Io ero già compositore e avevo scritto la "Misa negra". Era la nostra grande opportunità, *adesso o mai più* mi dissi. Ci siamo montati, come siamo noi cubani. L'applauso fu da trono, era un'altra cosa, il mondo afrocubano, sconosciuto per loro, con le loro armonie amabili e noi con la potenza percussiva. Riconobbero che stavamo facendo qualcosa di nuovo, di tutto questo la stampa a Cuba non s'accorse di nulla, però noi stavamo già decollando. Sapevamo di andare per il corretto cammino, come diciamo a Cuba.

Ricordo quei giorni, perché voi tornaste direttamente al Festival Internacional de la Cancion Popular Varadero 70 e conversammo nell'hotel Internacional di Varadero, osservai che eravate molto orgogliosi, con le batterie cariche. Ti era già venuta l'idea di un gruppo indipendente?

Guarda, nel 1969 io ero in Bulgaria, scoprii un gruppo chiamato Focus 65, mi affascinò il loro lavoro, facevano il folclore del loro paese con un Jazz ben elaborato. Questò riconfermò le mie idee, perché io facevo lo stesso con i ritmi cubani come la Contradanza unita al Jazz. E' allora che comincio a seguire le tracce dell'eredità africana e scrivo "Misa Negra"

Chucho, fin dall'inizio ho seguito lo sviluppo di Irakere, i successi e gli ostacoli che incontraste. In un'occasione a casa tua nel Cerro (ndr=quartiere dell'Avana) mi raccontasti molte cose che un giorno rivelerò, quando mi darai il permesso.

Questa storia merita un gran libro che un giorno si farà. I pregiudizi esisteranno sempre, la resistenza al nuovo, i detrattori, le gelosie; a me hanno fatto molte guerre che la gente non conosce. Dietro a un musicista, quasi sempre ci sono molti *avatar*, molti che si mettono in mezzo al cammino. Però i musicisti e la musica sono perseveranti. Più ostacoli s'incontrano più delizioso è il trionfo. 

Parliamo del Jazz di Irakere.

Irakere creò un Jazz che, senza dubbio, è la continuità del Latin Jazz inventato dai cubani a New York, 67 anni fa, come ti ho detto all'inizio. I musicisti nordamericani cominciarono a scoprirci quando, 30 anni fa, nel 1977, una nave da crociera turistica e jazzistica degli Stati Uniti sbarcò all'Avana con figure consacrate: Dizzie Gillespie, Betty Carter, Stan Getz e altri che offrirono con noi un concerto *underground*, come dice Leonardo Acosta, nel Teatro Mella. Le riviste di Jazz statunitensi diedero molta pubblicità a questo avvenimento, questo influì perché s'invitasse Irakere al Festival di Newport del 1978 dove già c'imponemmo. Andammo al Carnagie Hall di New York, fummo fra i primi a rompere l'embargo delle multinazionali dell'industria della musica, niente è impossibile, la musica è molto poderosa.

Quindi viene il disco della CBS...

Quello stesso anno andammo al festival del Jazz di Montreaux (Svizzera), dove il successo di pubblico e di critica fu totale, già stavamo sulla vetta. La CBS editò un album con cinque pezzi di Irakere della presentazione di Newport e di Montreaux: Misa Negra (17 minuti), Aguanile, Juana 1600, Iya, Adagio. Nel 1979 il disco ricevette il premio Grammy della Musica Latina (Columbia 35655). Dopo, le ruote girarono in tutto il mondo. Diversamente, a Cuba le cose non furono uguali, per esempio con la registrazione "El atrevimiento" ci assalirono molti critici e giornalisti e non sapevano che cos'era il tema che Irakere marcava dentro la nuova timba. "Dejate de atrevimiento mulata, dejate, mulata dejate", la cosa della calle, tipica dei cubani.

Continui a essere uno schiavo del piano e della musica?

Questa è stata la mia vita, suonare e fare musica, per lasciare al mio paese tutto quello che si merita. Noi, in questi tempi, avevamo una missione, non lasciare che facessero giochi di prestigio con la nostra musica all'estero, che ci saccheggiassero e ci dimenticassero. Dopo di noi sono venuti i musicisti che uscirono da Irakere, che hanno formato nuovi gruppi e nella decade del 1990 lanciarono il boom della salsa cubana, con l'eredità di Irakere e dei Van Van... "y a correr la salsa latina, que llegaron los cubanos", che corra la salsa latina: sono arrivati i cubani.
Festival Jazz a Varadero (Cuba)
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